Come promesso, Simona Foi dialoga con noi, raccontando il perché di questa mostra.
Fatica, entusiasmo e meraviglia ma soprattutto la soddisfazione di chi sa di aver trasmesso emozioni e magari dato il via a riflessioni profonde.
“Vedere centinaia di bambini e ragazzi avvicinarsi alle opere con rispetto, chiudere gli occhi e lasciarsi guidare dalle mani, è stata un’emozione indescrivibile. Ho visto la curiosità trasformarsi in empatia pura, l’imbarazzo sciogliersi di fronte alla naturalezza della percezione tattile, con domande pertinenti ed interessanti”
Si è conclusa il 4 ottobre, nei sotterranei del Castello Visconteo con un bilancio straordinario, la mostra fotografica tattile e sensoriale “Vediamoci Qui”, un percorso ideato e curato da Simona Foi, per abbattere le barriere della percezione e far sperimentare all’intera cittadinanza la fotografia e l’arte, attraverso il tatto, l’ascolto e la condivisione.
Un successo di empatia e inclusione: qualche migliaio di visitatori e circa 400 studenti ” del mondo della scuola del territorio, la scuola Primaria Aldo Moro, Scuola Media Europea, Istituto Lombardini, Istituto Alessandrini, ma anche l’Istituto Einaudi di Magenta, e l’Associazione Innovazione Reciproca di Marcallo, accompagnati dai loro insegnanti e docenti, che hanno percorso le sale espositive.
Per ragazzi e ragazze non si è trattato di una semplice visita guidata, ma di una vera e propria immersione nell’accessibilità: guidati dalle schede tattili, dai contenuti multimediali e dalle descrizioni audio, i giovani visitatori hanno imparato a percepire le immagini con le mani e la sensibilità, riscoprendo il valore dell’inclusione in modo concreto.
Lasciamo la parola direttamente a Simona Foi
L’idea della mostra nasce circa due anni fa, quando frequentando un’amica non vedente, mi sono resa conto di come, durante le visite a musei o mostre d’arte, Mara non potesse vivere la stessa esperienza di fruizione delle opere, in quanto spesso chiedeva di descrivere cosa stessero “guardando”.
Da quell’esigenza di condivisione è scattata la scintilla: ideare un percorso espositivo e tattile in cui nessuno si sentisse escluso e dove la fotografia e le altre opere, potessero essere “viste” ed emozionare attraverso tutti i sensi.
Il lavoro di preparazione
È iniziato un lungo lavoro di preparazione e collaborazione, intessendo i primi contatti con gli artisti coinvolti nel progetto, ritraendoli in diversi momenti ed eventi. Successivamente è arrivata la svolta decisiva con la collaborazione avviata lo scorso anno con la sezione di Monza e Brianza dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI).
L’associazione ha accolto il progetto con immediato entusiasmo, ritrovandovi una modalità innovativa e alternativa per divulgare e far conoscere le proprie attività sul territorio attraverso il linguaggio delle immagini.
Gli artisti
A impreziosire e rendere ancora più unico il percorso è stata la presenza e la collaborazione del Maestro Felice Tagliaferri, scultore cieco di fama internazionale e fondatore della “Chiesa dell’Arte” – una scuola e laboratorio plastico d’eccellenza dove l’arte viene insegnata e fruita senza barriere visive. Noto in tutto il mondo per le sue sculture di marmo e per la sua instancabile battaglia a favore di una cultura accessibile a tutti, Tagliaferri ha saputo conquistare e ispirare chiunque lo abbia incontrato con la sua grande umanità, la sua ironia e la sua profonda umiltà, dimostrando come l’arte non conosca ostacoli o limitazioni, mettendo a disposizione di chiunque ben cinque delle sue opere.
E con lui altri artisti non vedenti presenti alla mostra, come Tiziano Pantano che dopo aver perso la vista ha iniziato a suonare alcuni strumenti musicali e a creare i suoi disegni incollati. Entrambi hanno reso partecipe il pubblico con dei laboratori “al buio”.
Ma anche Fabrizio Lana, artista non vedente che ha presentato una serie di disegni realizzati con delle Bic, che ritraggono Miles Davis, al quale si ispira anche suonando la tromba insieme al fratello.
Presente anche Enrico Tonetti l’artista che ha portato alcuni bassorilievi che si potevano toccare e riprodurre a matita, sempre con la mascherina.
È stato creato anche un percorso sensoriale che simulava il bosco, avendo partecipato lo scorso anno ad una passeggiata sonora dedicata ai non vedenti, con Antonio Politi e Elisabetta Bighiani, con piante vere ed essenze che si potevano odorare, di Sandrines Erres e di Meraki Lab di Sofia Cucchi, ma anche il giardino tattile realizzato da Lele Baietta e le borse di Patrizia Colmi.
«Quando circa due anni fa è nata l’idea di Vediamoci Qui, il mio desidero profondo era quello di colmare un vuoto. Vedere la mia amica Mara vivere le mostre d’arte a metà mi faceva male, ma non potevo immaginare quanto questo percorso avrebbe arricchito me, prima ancora che gli altri.
Anche vedere centinaia di bambini e ragazzi avvicinarsi alle opere con rispetto, chiudere gli occhi e lasciarsi guidare dalle mani, è stata un’emozione indescrivibile. Ho visto la curiosità trasformarsi in empatia pura, l’imbarazzo sciogliersi di fronte alla naturalezza della percezione tattile, con domande pertinenti ed interessanti. Lavorare con artisti come Felice Tagliaferri, Tiziano Pantano e collaborare con l’Unione Ciechi di Monza e Brianza mi ha insegnato che la fotografia non deve per forza essere statica o distante: può diventare contatto, voce, incontro.
Vediamoci Qui non è stata soltanto una mostra, ma soprattutto per me “un viaggio umano” che ha cambiato il mio modo di scattare e di guardare il mondo. Sapere di aver piantato un piccolo seme di inclusione in così tanti giovani è la soddisfazione più grande di questo percorso.»
Ringraziamenti
Un sentito ringraziamento va ai Dirigenti Scolastici, ai docenti e agli insegnanti che hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo, preparando le classi e guidandole in questa importante esperienza formativa.
Fondamentale e preziosissima la collaborazione con Luisa Maderna, presidente dell’associazione Artemisia che insieme ai rispettivi mariti Claudio Ghiringhelli e Beppe Savarin, hanno reso possibile la Mostra e tutto l’allestimento.
Ringrazio moltissimo anche Valeria, Giacomo e Maila, dell’Ufficio Cultura del Comune di Abbiategrasso, che li hanno pazientemente accompagnato alle varie aperture straordinarie. Insomma, un team straordinario e coeso che ha dato i suoi frutti.
Grazie all’ Ottica Rocchitelli, unico sponsor dell’evento, la cui riuscita è stata favorita anche dalla preziosa attenzione della stampa locale, che attraverso approfonditi articoli ha permesso di diffondere il messaggio di inclusione e cultura accessibile a tutta la comunità abbiatense.







