Dalla difficoltà al cambiamento: il coaching raccontato attraverso due casi reali

Come si traduce, nella pratica, un percorso di coaching?

In questa terza parte dell’intervista, Ghelareh ce lo racconta attraverso due esperienze concrete: due persone partite da difficoltà molto diverse, che hanno lavorato sui propri blocchi, sulle proprie risorse e sugli obiettivi che volevano raggiungere.

Due casi reali che aiutano a comprendere meglio il suo approccio e, soprattutto, quanto ciò che viviamo nella sfera personale e professionale sia spesso più collegato di quanto pensiamo.

“Un caso molto interessante è stato quello di una persona che, tra l’altro, è stata tra i primissimi clienti con cui ho lavorato.

Il problema prevalente era sul lavoro, nel senso che questa persona voleva guadagnare di più, non era soddisfatta di quello che stava facendo, si sentiva un po’ sprecata, non realizzata.

Abbiamo individuato le problematiche e anche le credenze limitanti che stavano tenendo questa persona in quella situazione, perché c’erano tutta una serie di tematiche legate alla percezione di sé, delle proprie competenze, ai titoli di studio che ho o che non ho, cose di questo genere.

Abbiamo quindi fatto un bel lavoro su tutta quella parte, per cui c’è stato quasi subito il primo salto di carriera.

Il secondo problema su cui abbiamo dovuto lavorare era un problema di balbuzie molto evidente, che era estremamente bloccante.

Ho provato a lavorare su questo aspetto unendo tre parti che, secondo me, sono fondamentali.

Intanto abbiamo lavorato sulla sfera personale, quindi su come questa persona si sentiva in quella situazione e su quali fossero le paure che venivano fuori da questo.

Poi sulla sfera professionale, quindi individuando quelli che potevano essere, al netto di questo fronte debole, diciamo così, i punti di forza.

A questo abbiamo provato ad associare un po’ di quella che è la base della tecnica vocale che ho imparato a suo tempo, quando cantavo: quindi un po’ di respirazione e di impostazione.

Devo dire che il risultato è stato sorprendente perché questa persona, che è stata estremamente capace anche di mettersi in discussione, nel giro di qualche mese ha smesso quasi completamente di balbettare.

Questo gli ha consentito poi di avere il successivo salto di carriera.

Per dare un ordine di cifra, siamo partiti all’inizio di questo percorso con una RAL, retribuzione annua lorda, che si aggirava intorno ai 25.000 euro. Siamo adesso, nel giro di qualche anno, a una RAL di 70.000 euro.

Un altro caso che mi ha dato molta soddisfazione e che ho seguito riguarda un libero professionista che, a un certo punto della sua vita, si è trovato, per una serie di ragioni, a doversi reinventare completamente.

Quindi ripartire da zero e cambiare completamente ambito lavorativo.

Abbiamo fatto innanzitutto un lavoro proprio di scelta dell’ambito rispetto a quelle che potevano essere le competenze, le passioni e quello che questo cliente desiderava fare.

Abbiamo fatto un business plan per avviare la sua nuova attività.

Tutto questo avveniva tra luglio e settembre-ottobre. A gennaio dell’anno successivo lui ha avviato la sua nuova attività e, nel primo anno, ha fatturato oltre 50.000 euro.

Quindi il passaggio da zero a 50.000 è stato fatto molto velocemente.

Anche qui è un po’ lo stesso discorso che facevo prima riguardo al denaro. Non è perché vogliamo essere venali, è che non possiamo più, nel 2026, scindere gli aspetti della nostra vita in questo modo, pensando che siano separati, perché non lo sono, sono tutti connessi.

Di conseguenza, l’attenzione a un determinato aspetto non significa che gli altri debbano essere esclusi, anzi, un lavoro fatto bene è un lavoro che tiene in considerazione tutto quello che c’è intorno.

Perché, se abbiamo un problema in un ambito, magari lo percepiamo di più in quell’ambito, ma sicuramente ce lo portiamo dietro anche in tutti gli altri.”

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